La bellezza nonostante

Nella primavera di alcuni anni fa, grazie a un progetto del Salone del Libro di Torino, mi è capitato di entrare nel carcere minorile Ferrante Aporti. Ho conosciuto le sue stanze e i suoi corridoi. Ho conosciuto i giovani detenuti. E ho conosciuto due maestri: Mario, che insegna ai ragazzi, e Chiara, che insegna alle ragazze. Che Mario e Chiara siano anche marito e moglie, rende la loro presenza al Ferrante ancora più preziosa. Questo monologo non parla esattamente di loro, ma è germinato anche attraverso i loro ricordi. E, a loro, è dedicato. Questo monologo non parla neppure del Ferrate Aporti, ma il Ferrante che mi è rimasto negli occhi, sotto le unghie, be’, c’è anche quello, ovvio.

I rumori del carcere, la sua eco specchiante, le voci dei ragazzi e delle guardie, e anche la mia e quella di Mario, le trovate nel prezioso audiodocumentario che siete invitati a scaricare. Non ci sono parole per illustrare la sensibilità e il talento di Matteo Bellizzi e Fabrizia Galvagno (Doc in Progress).

All’inizio – lo dico per gli amanti del backstage e dei titoli di coda – pensavo che questo testo sarebbe stato più saggistico che letterario. Un reportage, o che so io. Poi, come a volte capita, la narrazione ha preso il sopravvento. Ho immaginato un teatro, un palco, una luce che illumina una sedia e su quella sedia, seduto, un uomo; dietro quell’uomo una vita. L’uomo si solleva stropicciandosi le mani, s’allontana dalla sedia, poi si avvicina – come uno yo-yo. Le gira attorno due o tre volte. Poi si ferma e, leggermente ingobbito – è piuttosto alto, quest’uomo – afferra lo schienale, e comincia a parlare.